Si scrive Land-Dweller, si pronuncia "Futuro": è questa l’ultima novità presentata da Rolex nel 2025. Un orologio che coniuga genio estetico e maestria tecnica, offrendo una testimonianza tangibile della capacità del brand di innovare attingendo al proprio passato.
Il DNA d’altronde non mente, e lega indissolubilmente questo modello alla famiglia dei Rolex a cassa angolare.
Tuttavia, per comprendere le origini del Land-Dweller e ciò che rappresenta oggi, è necessario scavare a fondo nella storia del marchio, portando alla luce aspetti oscuri ai più.
Dobbiamo tornare al fosco periodo della “Crisi del Quarzo”, tra la fine degli anni '60 e l'inizio dei '70, che mise in ginocchio l’intera industria orologiera. Furono anni di rivoluzionaria libertà, in cui si sperimentavano materiali e stili senza regole precise e nascevano linguaggi ancora attuali.
In quel momento di frattura, la moda smetteva di essere semplice decorazione per diventare comunicazione, ponendo l'interrogativo più inquietante: gli orologi meccanici erano davvero destinati a scomparire?

Negli anni '60 l’industria orologiera svizzera aveva perfezionato i movimenti meccanici a tal punto che robustezza, tecnica e precisione avevano raggiunto livelli d'eccellenza. Tuttavia, ad un certo punto, questi orologi classici divennero improvvisamente fuori moda e sempre meno richiesti. Quella dicitura "Swiss Made" che per secoli era stata sinonimo di infallibilità, perse improvvisamente valore, vedendo messa in discussione persino la propria precisione. La causa va ricercata nel fascino della nuova tecnologia al quarzo dall'aspetto futuristico, che conquistò rapidamente i consumatori per prezzo, robustezza e accuratezza. Gli stilemi del passato avevano perso smalto e gli orologi meccanici svizzeri iniziarono ad essere considerati troppo cari; l'enfasi si era spostata sulla praticità rispetto all'artigianato, infliggendo ai modelli tradizionali un colpo durissimo da assorbire per restare al passo con i tempi.

Grazie alla lungimiranza di Hans Wilsdorf, Rolex non fu colta di sorpresa. Al contrario, il marchio si dimostrò tra i principali innovatori del settore: Wilsdorf aveva intuito con anni d'anticipo che la vera rivoluzione sarebbe passata per un nuovo modo di alimentare l'orologio. Già nel 1952, quindi ben prima dell'avvento del quarzo, Rolex aveva presentato una domanda di brevetto per un modello elettrico; si trattava di una testimonianza tangibile della capacità di sperimentazione del brand, anche se quell'orologio non arrivò mai sul mercato a causa dei problemi di corrosione galvanica legati alle reazioni elettrochimiche delle prime batterie.

Courtesy Rolex Magazine
E non solo, perchè nel 1961 Rolex depositò anche la domanda di registrazione per il marchio “ROLEX ELECTROTIME”; tuttavia, appena un anno dopo, il brand aderì al Centre Electronique Horloger (CEH), il consorzio dei principali produttori svizzeri che l'avrebbe portata a introdurre il celebre Quartz 5100 nel 1969 come confermato dalla registrazione del marchio datata 5 luglio 1968. Questa parentesi, dimostra ancora una volta come Rolex sapesse guardare oltre i propri confini naturali, osando e rischiando; eppure, nonostante gli oltre 600 brevetti depositati dalla sua fondazione, la Maison ha scelto di rimanere fedele alla propria identità classica e a quel DNA fatto di precisione, affidabilità, e soprattutto di ossessione costante per l’impermeabilità.

Courtesy Rolex Magazine
Soltanto qualche anno dopo, nel 1971, Rolex decise di voltare pagina affidando al neo assunto René Le Coultre, in qualità di Direttore Ricerca e Sviluppo, l’arduo compito di sviluppare un inedito movimento al quarzo in-house: il calibro 5035. Contemporaneamente, in pieno slancio tecnologico per adattarsi alle mode del momento, il marchio testò un nuovo appeal, dove le curve classiche lasciarono il posto a spigoli pronunciati e i tipici bracciali si fusero con la cassa. Nacquero così diverse referenze a bracciale integrato dal design moderno, pronte a farsi ammirare nelle piste da ballo della disco music di tutto il mondo. Sebbene nel 1974 l'estetica della nuova linea fosse già pronta, la gestazione del movimento si rivelò più lunga del previsto; fu solo nel settembre del 1975, infatti, che venne depositato il marchio Rolex Oysterquartz.

Courtesy Rolex Magazine
Servirono ben cinque anni di incessante innovazione, a partire da quell’idea del 1972, per arrivare a questo risultato, ma ne era valsa la pena, il movimento dell’Oysterquartz era un capolavoro che coniugava la precisione alla resistenza distintiva del marchio, una soddisfazione che traspariva dal volto di René Le Coultre mentre lo presentava con orgoglio alla stampa. Un trionfo orologiero, non tanto per la tecnologia al quarzo in sé, quanto per il modo in cui Rolex l'aveva interpretata, mantenendo intatti i propri standard di eccellenza e robustezza durante la profonda crisi dell'orologeria meccanica.
Non è un'opinione personale, ma la storia a dircelo, questo orologio testimonia come il brand abbia risposto alla rivoluzione del quarzo unendo l'affidabilità dell'elettronica alla maestria della tradizione svizzera. I movimenti, sviluppati interamente in-house, sono vette d'ingegneria dalle finiture meccaniche eccellenti: robusti, precisi e certificati, tanto da essere tuttora ritenuti tra i migliori calibri mai prodotti.

Courtesy Rolex Magazine
Il 1977 segna dunque l’anno in cui Rolex presenta ufficialmente la linea Datejust Oysterquartz, con le referenze 17000 in acciaio e 17013 in acciaio e oro; entrambi animati dal nuovissimo calibro 5035, il primo movimento al quarzo prodotto interamente in-house. Solo l’anno successivo farà la sua comparsa il Day-Date Oysterquartz ref. 19018, equipaggiato dal calibro 5055 certificato COSC.
Diciamolo chiaramente: i movimenti degli Oysterquartz sono degli "ibridi" su base 3035 più che dei quarzi veri e propri, e seppur superati da tecnologie più moderne, restano tra i calibri al quarzo più raffinati mai prodotti, rappresentando ancora oggi un punto di riferimento assoluto nella loro categoria.

Il merito di tutto ciò, va riconosciuto alla caparbietà di Rolex decisa ad ottenere un grado di precisione maggiore rispetto a quello del calibro precedente, pertanto la frequenza delle oscillazioni venne aumentata di circa 4 volte rispetto al Beta21. Il cristallo di quarzo a 32,768 hz, funge da regolatore per alimentare un meccanismo ad 11 rubini, esattamente come quello di un classico orologio, mentre invece la temperatura viene costantemente rilevata e processata da un chip che automaticamente regola le oscillazioni del cristallo di quarzo. L’errore annuo è inferiore al minuto, ma è comunque presente anche un sistema manuale di regolazione per la messa a punto, anche solo per compensare il naturale invecchiamento del cristallo di quarzo nel corso degli anni.

Courtesy The Watch Club
Cassa angolare da 36 mm, lunetta liscia e bracciale Oyster per il 17000, lunetta zigrinata e bracciale simil-Jubilee per il 17013, erano cronometri estremamente affidabili, robusti e precisi, ma che per non ritardare ulteriormente la loro introduzione nel mercato, i primi esemplari non furono inviati al COSC per la certificazione, non potendo quindi fregiarsi da subito della dicitura “Cronometro Superlativo” stampata sul quadrante, aspetto che verrà risolto solamente nel 1979 con gli esemplari successivi. Riconoscerli a prima vista vi sarà molto semplice, basterà guardare la scritta stampata a ore 6, se in una sola riga, riporterà semplicemente la dicitura OYSTERQUARTZ presa in prestito dalla parte superiore sotto alla corona, per sopperire al problema dello spazio vuoto che si era creato a causa della mancanza di certificazione COSC.

Courtesy The Watch Club
Poco dopo la gamma Datejust Oysterquartz si amplierà con l’arrivo della referenza 17014, diciamo una via di mezzo tra il 17000 e il 17013, con bracciale simil-Jubilee in acciaio e lunetta zigrinata in oro bianco. Esteticamente forse il più riuscito e sexy dei tre, detto però con gli occhi e i gusti del giorno d’oggi, in quanto all’epoca era poco richiesto, tanto è vero che il Land-Dweller a distanza di quasi 50 anni ne riprende in buona parte estetica e cromia, ma ovviamente portando in dote tecnologia e finezze del XX secolo, una straordinaria testimonianza della capacità di Rolex di creare design pionieristici semplicemente attingendo dal suo passato.

Courtesy Zeitauktion
Ma mentre la gamma Datejust Oysterquartz si allargava ad un solo ulteriore modello, le varianti Day-Date Oysterquartz si moltiplicarono come i funghi nel corso degli anni, così ad affiancare le due referenze base 19018 in oro giallo e 19019 in oro bianco, si svilupparono altre 10 versioni diverse molto particolari e ricche di pietre preziose dai colori sgargianti, il più delle volte su specifica richiesta dei clienti. Alcune di esse sono referenze estremamente rare e costose, praticamente pezzi unici degni di un Re, come ad esempio la 19078 Rainbow, la 19168 Octopus, o la spettacolare ref. 19048 Honeycomb Pavè, che con il suo quadrante a motivo esagonale, fa da ponte tra il design del dial guilloché classico e il moderno motivo a nido d’ape del Land-Dweller.

Courtesy Momentum Dubai
Il 2001 segnerà il capitolo finale delle certificazioni Rolex per i movimenti al quarzo, segnando di fatto la fine di un'era. Nel 2002, i modelli Oysterquartz in acciaio scomparvero dai cataloghi, e nel 2004 calarono definitivamente il sipario su tutta la gamma, relegandole agli annali della storia dell'orologeria. Una produzione lunga ben 26 anni, ma al contrario di ciò che si potrebbe pensare, un numero esiguo di pezzi realizzati, circa 25.000, il che rende di fatto l’Oysterquartz un orologio poco comune. Curioso il fatto che l’Oysterquartz da orologio “in voga e popolare” a fine anni 70, sia divenuto e definito un orologio “di nicchia” in tempi più recenti, questo grafico rende bene l’idea di come un cambiamento sociale, culturale, di stile, di moda, possa influenzare e condizionare le nostre scelte.

Courtesy Chrono24
Curiosità: nel 1977 venne prodotta una delle più particolari ed affascinanti referenze di Day-Date, oggi talmente rara che un miraggio sembra più reale. Soprannominato “L’Imperatore”, il Day-Date 1831 venne realizzato su commissione dallo Scià di Persia in soli 9 esemplari, tutti rigorosamente in platino e numerati sul fondello, ma con finiture diverse, rendendoli di fatto dei pezzi unici. Con una cassa simile al modello Oysterquartz, un bracciale stile King Midas, e un movimento automatico cal. 1566 appositamente progettato, questi orologi, dei quali non è ancora stato possibile ricostruirne tutta la storia, rappresentano il simbolo della riservatezza Rolex, nonché il “Santo Graal” per i collezionisti di tutto il mondo.

Courtesy John Goldberger
A questo punto qualcuno potrebbe pensare che il quarzo sia stato un fallimento per Rolex, ma in realtà è il contrario: un punto d’inizio, una visione in prospettiva, un trampolino di lancio per le future tecnologie e innovazioni che avrebbe inserito nei propri segnatempo. Si, perché mentre all’inizio degli anni 80 la collezione Oysterquartz andava a popolarsi di modelli, nel 1987 Rolex deposita un brevetto per un calendario perpetuo al quarzo che poteva essere regolato tramite la corona di carica. Si stima ne abbiano realizzati solo 11 esemplari, prototipi assemblati su cassa Datejust Oysterquartz 17014, e questo sia per la versione Day-Date che per il Datejust. Nel 2020, uno di questi esemplari è comparso all’asta di Antiquorum, portando alla ribalta ancora una volta i rumors che vedevano Rolex in rampa di lancio per un nuovo obbiettivo, quello delle complicazioni. Oggi però, 2026, Rolex torna nuovamente a far parlare di sé depositando un brevetto per un calendario annuale, non una rivoluzione vera e propria, ma un’evoluzione ripensata per renderlo più efficiente e soprattutto compatto!

Courtesy Antiquorum
A questo punto credo proprio sia molto evidente il DNA di famiglia, design e rivoluzione tecnologica vanno a braccetto come da migliore tradizione Rolex; ma qualcuno però, avrà sicuramente notato che non ho ancora affrontato il punto focale. L’ho volutamente tenuto per ultimo, così da fornirvi un quadro generale il più completo possibile ed evitarvi conclusioni affrettate. Facciamo quindi un passo indietro e torniamo ai primi anni '70, per incontrare e conoscere i veri “genitori” del Rolex Land-Dweller.
Come abbiamo visto, nel 1971 René Le Coultre viene messo a capo del settore Ricerca e Sviluppo di una Rolex ansiosa di anticipare i tempi e introdurre sul mercato quel nuovo design tecnologico che stava per materializzarsi. Qualcosa però, non andò secondo i piani: invece di assistere alla presentazione di quello che solo anni dopo sarebbe stato l’Oysterquartz, Rolex uscì allo scoperto con la referenza 1630. Si trattava di un Oyster Perpetual Datejust sperimentale bicolore, una rivisitazione in chiave moderna di un'icona senza tempo che fondeva la tradizione alla contemporaneità del periodo, ma senza alcuna traccia della tecnologia al quarzo.
È la stessa Rolex a confermarci la data del 1974, pubblicando ufficialmente sul proprio sito la foto di questa referenza; d’altra parte il brand è stato quasi obbligato a farlo, per spiegare al grande pubblico che il Land-Dweller non è apparso dal nulla come un fulmine a ciel sereno, ma rispolvera un linguaggio stilistico che fa parte del suo DNA da oltre cinquant'anni.

Una storia che nel corso dei decenni ha trovato terreno fertile nell’Oysterquartz e che oggi scrive un nuovo capitolo di livello superiore. Il futuro di Rolex è radicato nel suo passato: innovare non significa sempre partire da zero, ma reinventare ciò che è già storia. Sul proprio sito, Rolex ha giustamente dato risalto al 1630, la “mamma” del Land-Dweller, poiché al di là della cromia o dei dettagli del quadrante, la somiglianza estetica è davvero notevole. Trattandosi inoltre di un Datejust, trasmette subito una percezione di alta gamma; un po' come nelle pubblicità automobilistiche, dove viene mostrato il modello più accessoriato e mai la versione base.
In questo caso, la "versione base" è l’Oyster Perpetual Date in acciaio, referenza 1530, il “papà” del Land-Dweller, che stando alle mie ricerche sui numeri seriali delle casse, venne realizzato e assemblato prima del 1630, eppure Rolex, almeno per il momento, non ne fa menzione sul proprio sito.

È già, perché i prototipi precedenti di tre anni dall'inizio dell’era dell'Oysterquartz erano due: il Date 1530 in acciaio e il Datejust 1630 in acciaio oro. Gli orologi sono praticamente uguali se non consideriamo il bracciale diverso o le lunette, entrambi hanno una cassa da 36mm, ma Rolex stranamente usò un quadrante Oysterdate da 34 mm per il 1530, e uno da Datejust per il 1630, chissà poi perché. Nonostante assomiglino agli Oysterquartz, entrambi i prototipi sono animati dal calibro automatico 1570, che a causa della differenza di dimensione rispetto al cal. 5035 quarzo, costrinse Rolex a inserire un rehaut inclinato distinto sul dial per compensare tale differenza, dando così al quadrante un aspetto "incassato", una sorta di tridimensionalità che non lo faceva assomigliare a nessun altro design prodotto da Rolex, ma questo fino al 2025, perché il Land-Dweller ne ricalca proprio questo particolare aspetto.

Sono sempre circolate pochissime informazioni su questi prototipi, anche per via della loro esigua produzione, soprattutto del Date 1530 prima serie con bracciale dedicato ref. 96660, che infatti è stato soprannominato "The rare bird", tanto è difficile da vedere. E non va tanto meglio per il 1630, ma almeno c'è qualche possibilità in più di avvistarlo dato il numero leggermente superiore di esemplari realizzati. Ci sono molte teorie sul perché il 1530 e 1630 siano stati prodotti, alcune fonti sostengono fossero dei prototipi atti a testare il gradimento del pubblico per il design dell'Oysterquartz, questo però stranamente avvenne solo in mercati selezionati come il Nord America o Giappone, ma non in Europa. C'è anche una teoria, molto accreditata, secondo la quale Rolex avesse già realizzato da tempo cassa e bracciale dell'Oysterquartz, ma il movimento al quarzo 5035 invece, non era ancora pronto per il mercato. Rolex però era impaziente di introdurre quel design sul mercato, così invece di lasciarlo inutilizzato, si ingegnò per celare al suo interno un movimento automatico, dando vita alle referenze 1530 e 1630.

Comunque, indipendentemente da quale ragione abbia spinto Rolex a produrre il Date 1530 e il Datejust 1630, questi orologi rappresentano i Rolex meno Rolex che ci siano, ma allo stesso tempo, una delle cose più Rolex che Rolex abbia mai fatto!
Ed oggi, a 50 anni di distanza da quel promemoria di un'epoca, da quella strana coppia che diede scandalo nei primi anni 70, quasi rinnegata e relegata più ad un segnalibro nella storia Rolex, arriva finalmente l'erede, il Land-Dweller, figlio della velocità del progresso tecnologico. Guardate bene la somiglianza con i genitori, ha preso il meglio da entrambi, pur avendo ovviamente il proprio carattere e identità, ma il DNA di certo non mente!




Vediamolo nel dettaglio questo Land-Dweller, ispirato sia dalle forme spigolose anni settanta della linea Oysterquartz, sia dai contenuti tecnici di un movimento che era rivoluzionario allora come lo è adesso, d'altra parte è tutto scritto nel suo DNA. Si perché non è una variazione sul tema o una semplice novità, bensì un concetto del tutto nuovo che fonde tradizione e modernità, dando origine a qualcosa di straordinario, un nuovo modo di pensare Rolex.

Una Nuova famiglia composta al momento da 3 modelli in materiali diversi, Rolesor bianco come la mia scelta che oggi andremo ad analizzare, Oro Everose e Platino, tutti proposti in doppia versione da 36 o 40 mm. Un sorprendente ed inaspettato nucleo famigliare, che coniuga il genio del design dalle linee pulite e morbide forme, alla maestria tecnica dell'architettura del movimento, unita all'abilità del marketing Rolex, per inventare una nuova era.

Pensateci bene, il Land-Dweller è una piattaforma a tutti gli effetti, una base di lancio per nuovi esperimenti, la fabbrica ideale per lo sviluppo di nuove idee, il potenziale c'è tutto e Rolex sa benissimo come giocare una carta vincente al momento giusto. Magari mi sbaglierò, o forse no, ma un ampliamento della gamma verso l'alto con l'arrivo del tanto famigerato calendario perpetuo lo reputo plausibile oltre che possibile; un indizio concreto potrebbe essere dato dal fatto che il posizionamento in gamma del nuovo Land-Dweller è appena sotto il Day-Date, giusto per rimarcare lo status elevato, ma nessuno impedisce a Rolex di elevarlo ulteriormente. La gamma però, potrebbe trovare terreno fertile anche verso il basso, tutto sommato non sarebbe così difficile e dispendioso, basterebbe partire dalla versione spoglia del modello in acciaio, vestirlo con un bracciale Oyster, lunetta liscia, fondello chiuso e un classico quadrante colorato, per ottenere una sorta di Oyster Perpetual Date, che al momento latita dal listino generale. Vi ricordate che poco sopra avete visto il 1530 nato con un quadrante da OP DATE 34 mm, quando invece in realtà era un 36 tanto quanto il 1630 Datejust? Stesso orologio, ma denominazioni di modello diverse, certo potrebbero essere solo delle coincidenze e nulla più.

Il design del Land-Dweller parla chiaro, un capolavoro di silhouette, raffinato e contemporaneo con un retaggio del passato, ma con quella grinta e versatilità necessaria al giorno d'oggi per affrontare sia l'eleganza urbana che il jet set. Materiali innovativi e finiture impeccabili, che riflettendo la luce da innumerevoli angolazioni in un caleidoscopio di brillantezza, come la lunetta che vanta le più grandi scanalature mai realizzate, segno tangibile della meticolosa ricercatezza estetica da parte di Rolex. Certo la sua geometria si discosta nettamente dalle forme arrotondate tipiche del brand, ha uno stile tutto suo che divide, dove aggettivi come ostentare ed apparire non sono nemmeno contemplati nel suo vocabolario, però allo stesso tempo è anche uno di quegli orologi che segnano un'epoca, per sempre!


Siamo onesti, la prima cosa che colpisce del Land-Dweller è il quadrante, non tanto per il colore o i numeri 6 e 9, bensì per la sua trama a nido d'ape incisa con tecnologia laser. Una primizia mai vista prima in Rolex, ti spiazza completamente, sconvolge il tuo modo di immaginare un classico quadrante, anche se ad essere onesti, una sorta di anticipazione almeno nella tipologia di texture, si era già vista con i dial scanalati Blu e Verde opzionabili su Datejust qualche anno fa, senza contare il fatto che ormai quel "motivo" campeggia un po' ovunque nelle concessionarie Rolex.

Un quadrante guilloché 5.0 lo potremo definire, di un bianco intenso con finiture satinate se lo si osserva perpendicolarmente, ma estremamente dinamico e quasi fluttuante, non appena lo si scruta da angolazioni diverse; un gioco di morbide e pastose sfumature che cambiano in continuazione la percezione del colore, passando dal bianco panna al grigio perlato. Quasi una magia, merito di una cassa estremamente sottile di appena 9,7 mm, che porta furbamente il baricentro ad essere posizionato molto in basso, amplificando l'effetto tridimensionalità grazie agli alveoli stilizzati leggermente in rilievo, ma al di sotto di quel rehaut inclinato che fa scivolare l'attenzione verso il centro, forzando così la nostra percezione di profondità e donando quel particolare carattere al quadrante stesso.


Ma se il lato A ti ammalia per le sue inebrianti sfumature, il lato B non è da meno, ti scuote all'improvviso non appena ti accorgi che al posto del classico fondello in acciaio, trova posto un vetro zaffiro che mette in mostra l'intimità del Land-Dweller, il suo rivoluzionario movimento. Un calibro progettato e realizzato con lo scopo ben preciso di ridefinire i concetti di efficienza e affidabilità nell'orologeria di lusso, al fine di garantire nel lungo termine le migliori prestazioni possibili, con manutenzioni quasi azzerate. Più semplicemente senza tanti giri di parole: Rolex ha reso possibile, quindi industrializzato, quello che fino a pochi anni fa sembrava quasi impossibile! Questo è il 7135, un calibro a 5 Hz (36.000 alternanze all'ora) munito di componenti in silicio che lo rendono quasi insensibile ai campi magnetici, con una nuova architettura e lo scappamento Dynapulse brevettato, che permette l'allineamento dei componenti sullo stesso piano, riducendo attriti interni e migliorando l'efficienza energetica, un vero rinnovamento nel mondo dell'orologeria.

E di quell'aura di luce che avvolge il Land-Dweller ne vogliamo parlare?
Perché di questo si tratta, troppo riduttivo definirlo semplicemente un bracciale integrato.
Appositamente progettato, ma che trae ispirazione dal classico Jubilee del 1945, i suoi cinque elementi a superficie piana che alternano superfici lucide e satinate, si fondono in perfetta continuità con la cassa, trovando il punto d'incontro in una chiusura a scomparsa sovrastata solo da una piccola corona Rolex. Una forma continua, pulita, ricca di smussature per raccordare ogni elemento possibile in un'unica soluzione, tanto da rendere l'effetto visivo assolutamente sorprendente. Ma non è solo estetica questo Flat Jubilee, anzi, perché i dettagli invisibili, sono proprio quelli che fanno la differenza, come gli inserti in ceramica per proteggere le barrette di fissaggio, l'assenza delle maglie finali, o più semplicemente le tolleranze strettissime con il quale è stato realizzato, il tutto per conferire la massima comodità possibile al polso, in un design armonioso che rende unico questo segnatempo. Un'unica sbavatura a mio avviso, la mancanza di una microregolazione per la corretta misura al polso, che costringe a doversi accontentare degli step di estensione offerti semplicemente dalla rimozione delle maglie del bracciale, una piccola comodità sacrificata in nome del design.

Bisogna essere onesti ed ammetterlo, Rolex con questo Land-Dweller ha estratto il coniglio dal cilindro lasciando tutti a bocca aperta, un colpo di scena che ha spiazzato molti, e forse provocato anche qualche mal di pancia tra i competitor, perché qua non stiamo parlando solo di un nuovo modello Rolex, ma di un nuovo modo di vedere e pensare Rolex!

Credo in molti ricorderete una delle mie frasi più celebri scritta tante volte: "Un Rolex Oysterquartz è per molti, ma non per tutti". Ecco, il Land-Dweller invece è un orologio per tutti, perché con una gamma che spazia dell'acciaio al platino, non è stato costruito solo per affrontare sfide ed avventure proposte dalla routine quotidiana, ma anche per le luci della ribalta fatte di quella mondanità dove il voler essere surclassa il voler apparire.

Estremamente indossabile anche grazie alla doppia versione da 36 e 40 mm, pratico ed elegante al punto giusto, questo nuovo Land-Dweller troverà sicuramente un ampio spettro di persone interessate ad abbracciare il suo stile e filosofia, nonché collezionisti ed appassionati di tutto il mondo, rapiti da quella geniale raffinatezza Rolex, che unisce storia a contemporaneità moderna con un unico filo conduttore: il DNA di famiglia.

Italiano
English
Italiano